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Gargoyle di Alfredo Vassalluzzo mette in crisi un’idea comoda: bastano le buone intenzioni?

02 Novembre 2026 · Serena

Le buone intenzioni sono un inizio. Scambiarle per una garanzia di risultato, però, è un’altra cosa. È una distinzione utile per avvicinarsi ai temi di Gargoyle, il romanzo di Alfredo Vassalluzzo che ha vinto il Premio Publio Virgilio Marone nella sezione Narrativa edita. Pubblicato da Sensibili alle Foglie, nasce dall’esperienza dell’insegnamento nel carcere maschile di Velletri.

La presentazione mette in evidenza la distanza fra un progetto educativo e le condizioni concrete in cui si tenta di realizzarlo. In mezzo ci sono persone, aspettative e relazioni che non si lasciano governare soltanto dalla volontà. Il docente stesso cambia, perché l’incontro con gli studenti detenuti mette alla prova ciò che pensava di sapere.

Ritratto sorridente con occhiali, immagine fornita dal cliente per Gargoyle

Il progetto incontra una realtà che non ha scritto lui

Immaginare un’attività educativa significa darle un orientamento. Realizzarla richiede invece di confrontarsi con un ambiente e con interlocutori che non coincidono necessariamente con quelli previsti. Questa tensione è fra gli elementi dichiarati per Gargoyle: l’insegnante entra in carcere con convinzioni e aspettative, ma scopre quanto abbia ancora da comprendere.

È una prospettiva interessante perché impedisce di considerare il ruolo professionale come una protezione dall’incertezza. Sapere che cosa si vorrebbe insegnare non equivale a conoscere in anticipo il significato che assumerà una relazione. Le lezioni diventano così un punto di osservazione, un luogo nel quale il docente deve misurare il proprio progetto con le condizioni effettive.

Parole, gesti e silenzi hanno un peso particolare. L’attenzione a questi elementi suggerisce che la relazione non può essere ridotta alla consegna di un contenuto. Conta il modo in cui le persone si incontrano, ciò che riescono a riconoscere e ciò che rimane difficile da interpretare. Il tema non riguarda l’abbandono dell’impegno educativo, ma la necessità di guardare con precisione il contesto in cui prende forma.

Un insegnante non è una risposta a tutto

Nella dichiarazione fornita per il premio, Vassalluzzo sottolinea di aver cercato di restituire anche le difficoltà di chi entra in carcere pensando di avere qualcosa da insegnare. Il passaggio mette in discussione un’aspettativa frequente: che la preparazione e la disponibilità individuale possano bastare, da sole, a sciogliere ogni contraddizione.

Una lettura culturale di questo tema invita a tenere insieme impegno e limite. Riconoscere un limite non significa dichiarare inutile una relazione. Può significare, al contrario, smettere di chiederle ciò che non è in grado di promettere. Il romanzo nasce da un’esperienza educativa e ne porta alla luce le domande, senza che il suo valore debba dipendere dall’offerta di una soluzione generale.

La presentazione cita Ling, Damir ed Ernesto, personaggi attraverso i quali vengono richiamate fragilità, maschere e contraddizioni. Dolore e ironia convivono. Questa pluralità conta anche per chi osserva: le persone non diventano semplicemente la prova del successo o del fallimento di un progetto altrui. Conservano una complessità che merita di essere riconosciuta.

Che cosa rimane quando cadono le risposte facili

Rimangono gli incontri. L’autore collega la nascita di Gargoyle alla loro persistenza, alle domande che continuavano a lavorare dentro di lui anche dopo il ritorno a casa. È una ragione della scrittura che attribuisce importanza a ciò che non si lascia chiudere con una conclusione immediata.

Fra i temi dell’opera ci sono il significato della pena, il ruolo della cultura in carcere e le possibilità di reinserimento. Quando la detenzione termina, lo sguardo della società resta una questione da affrontare. Anche qui la buona intenzione di parlare di cambiamento deve incontrare il modo concreto in cui le persone vengono considerate.

Vassalluzzo insegna Italiano e Storia al Sandro Pertini di Genzano ed è laureato in Lettere Moderne e Psicologia Clinica. La sua formazione aiuta a collocare l’attenzione per le relazioni che emerge dalla presentazione del libro. La traduzione inglese Behind the Law rende inoltre queste domande accessibili a un pubblico anglofono.

Il premio sarà consegnato, secondo l’annuncio, a Napoli il 14 novembre 2026. Il riconoscimento riporta visibilità a una storia che può essere avvicinata anche da questo interrogativo: che cosa accade quando smettiamo di considerare le nostre intenzioni come una spiegazione sufficiente della realtà? Forse comincia proprio lì il lavoro più difficile dell’attenzione.

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